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Comune
di Viterbo
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            Il paese attuale è la concretezza moderna di lontane vicende storiche che vengono perpetuate nel nome. Quando nel 1172 Viterbo distrusse l’antica città di Ferento, molti abitanti, costretti a lasciare le loro case, si ritrovarono in questo luogo vivendo per secoli in grotte divenute abitazioni. Ancor oggi, ai limiti della cittadina, se ne possono vedere alcune del tutto abbandonate o usate per necessità agricole. Le remote origini dell’insediamento umano del territorio sono rivelate da tombe etrusche tra le quali importante quella a cinque camere e dipinta di Prinzavico. Si riallaccia a queste antiche origini anche la festa campestre annuale del SS. Salvatore, che si celebra ogni 1° Maggio nei boschi di Piantorena, antico sito forato da numerose grotte e colombari e dominato da una snella torre medioevale. Le gesta degli anni che furono vollero che nel 1655, alla morte di Papa Innocenzo, donna Olimpia fu allontanata da Roma e morì due anni dopo, esattamente tre anni dopo aver acquistato il feudo del vicino centro abitato di Montecalvello. La famiglia Pamphili, quindi, perdette ogni influenza presso la corte Pontificia e, nella prima metà del 1700, si imparentò con la famiglia Doria proveniente da Genova. Il feudo Grotte S. Stefano-Montecalvello-Vallebona passò, così, al casato di Doria-Pamphili che vanta ancora oggi alcuni diritti più o meno consistenti. Girando per il paese, si possono scorgere ancora oggi gli antichi stemmi del casato scolpiti su blocchi peperino.
          Gli abitanti di Grotte continuarono a dipendere civilmente dai proprietari del Feudo e religiosamente dall’Arciprete di Montecalvello. Fin quando, nel 1808, Napoleone I occupò Roma cosicché i cittadini di Grotte, nel 1809, assunsero l’autonomia civile. La nascita del comune avvenne nello stesso anno e si apprende da alcuni documenti che portano l’intestazione di Napoleone I Imperatore di Francia Re d’Italia.
          Infatti questi, non più diretti ai Doria Pamphili, sono indirizzati al Circondario di Viterbo e al “Maire de la Comune di Grotte S. Stefano”. Decaduto il dominio francese, nel 1813, il Comune di Grotte S. Stefano continuò ad esistere, ma il capo dello stesso non si chiamerà più Maire ma Gonfaloniere prima, poi Sindaco, quindi Podestà e poi di nuovo Sindaco.
          Nel 1928 il Comune di Grotte S. Stefano venne soppresso ed accorpato a quello di Viterbo, la cui città fu elevata a Capoluogo di Provincia.
          Dopo 756 anni il sogno di un’autonomia propria fu assorbito da quello dei signori medioevali, che vedevano riunito sotto il segno del leone, simbolo di Viterbo, tutto il territorio già appartenente all’antica distrutta città di Ferento e all’antico feudo dei Monaldeschi.
Sagra delle FETTUCCINE
Giugno 2010
PRO-LOCO "S. STEFANO"
Via Sicilia, 43
01026 Grotte S. Stefano (VT)
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Benvenuti nel sito dell'Associazione Pro-Loco "Santo Stefano"
dal 1998 lavoriamo per valorizzare le risorse artistiche, culturali e folkloristiche del nostro paese
Grotte Santo Stefano: Le Origini
          L’Associazione è stata costituita nel giugno del 1998 dalla volontà di alcuni paesani stanchi di vedere il nostro paese dimenticarsi delle sue origini, del suo passato, dei suoi avi. Numerosi, appartenenti ai diversi ceti sociali ed armati di spirito di sacrificio, compongono il folto gruppo dei volontari che sono il motore dell’associazione, che persegue, senza fini di lucro, interessi di valenza di pubblica utilità sociale e con rilevanza di interesse pubblico. Ad oggi l'associazione si compone di circa 60 soci, ma siamo sicuri che con il tempo e tanta buona volontà possiamo raggiungere quote più elevate.
   ....continua >
La Pro-Loco
Sez. "Santini Renato"
Grotte S. Stefano P.za dell'Unità 34
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presenti su
- A Carnevale ogni scherzo vale: Breve storia della festa più antica e più godereccia dell'anno
30 Gennaio ore 20,30
CENA CON BALLO
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11 Febbraio dalle ore 16,00 (Ingresso libero)
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GIOCHI IN MASCHERA (Per bambini e adulti)
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13 Febbraio ore 20,30 in collaborazione con l'Ass. AVIS.
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CENA CON BALLO
www.lecameredellacasetta.it
AFFITTACAMERE
          Febbraio è tradizionalmente il mese consacrato alla festa del Carnevale, ma come e dove sia nata questa celebrazione è un mistero su cui ancora oggi gli studiosi dibattono vivacemente.
C'è chi lo fa risalire ad antichi riti primitivi che celebravano l'avvicinarsi della primavera, chi ai riti pagani delle civiltà greca e romana; certo è che questa festa, più tardi incorporata nel calendario cristiano, ha acquistato una valenza religiosa ed è ormai indissolubilmente legata al periodo che precede la Quaresima. Da qui, forse, il significato della parola che secondo alcuni deriverebbe da “Carnem levare”, ossia “togliere la carne”, è noto infatti che nel periodo della Quaresima, secondo la religione cattolica, è d'obbligo mangiare di magro.
          E proprio perchè con la Quaresima si prospettava un periodo di astinenza, durante il Carnevale era lecito fare un po' di tutto.
          Certo chi ha in mente l'attuale festa in maschera, dedicata quasi esclusivamente al divertimento di bambini e adolescenti, è decisamente fuori strada. Il Carnevale dei secoli passati era tutt'altra cosa: in una società dove la separazione fra ricco e povero, fra nobile e plebeo, non poteva essere messa in discussione, il Carnevale rappresentava un momento di profonda trasgressione, in cui era consentito lo scambio di ruoli, in cui il povero poteva impersonare il ricco e viceversa, rompendo le barriere altrimenti imposte nella quotidianità.
          Non a caso il Carnevale culminava nelle cerimonia dell'incoronazione del Re del Carnevale, che quasi sempre era un uomo afflitto da una qualche deformità, un reietto, che aveva in quella giornata un' effimera occasione di riscatto. La tradizione di mascherarsi prese poi piede nei secoli XV e XVI, per l'influenza della Commedia dell'Arte, e condusse spesso ad eccessi sfrenati, favoriti appunto dall'identità celata.
  * RICETTA DI CARNEVALE: Tagliatelle fritte
RICETTA DI CARNEVALE
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